Vaccinazioni, gli adulti vanno dal medico di famiglia per un primo consulto

Quando si parla di vaccinazione il primo pensiero è al medico di famiglia, il primo front office per il paziente. Lo spiega bene Tommasa Maio, Segretario Nazionale Continuità Assistenziale FIMMG in un'intervista a Sanità Informazione.

"Il nostro ruolo si è sicuramente ampliato, perché storicamente si pensava al medico di famiglia solo per la vaccinazione anti-influenzale e il contributo che noi abbiamo dato negli anni è sostanziale nella prevenzione sia per gli over 65 e poi per l'area dei pazienti cronici. Un'area nella quale in Italia non siamo ancora bravissimi, dobbiamo lavorare per portare su le coperture ed è appunto il medico di famiglia il primo front office a cui i pazienti si rivolgono".

I pazienti cronici, non solo gli anziani ma anche i giovani cronici, oggi hanno nuove vaccinazioni a disposizione e possono prevenire malattie che possono in modo significativo, non solo determinare un aggravamento o mettere a rischio con patologie gravi tipo l'ictus o l'infarto, ma possono peggiorare la loro qualità di vita. Non dobbiamo poi dimenticare che i giovani cronici sono persone attive, che lavorano. Allora diventa importante che il medico di famiglia sia in grado, come ormai sta accadendo in tutte le regioni d'Italia di offrire non solo l'informazione, ma anche la possibilità di fare il vaccino nei luoghi di vita dei pazienti, in orari che non sono quelli canonici delle altre strutture, perché è sufficiente prendere appuntamento con il proprio medico di famiglia per avere sia una risposta alle informazioni, che per ricevere poi la vaccinazione che serve.

Noi oggi non parliamo più della singola vaccinazione, ma parliamo di una presa in carico vaccinale, quindi di tutti quelli che possono essere gli aspetti utili a quel paziente, esattamente a quel paziente, per le sue condizioni e sottolineo: condizioni che possono variare nel tempo, in questo il medico di famiglia è un attore formidabile perché segue dall'inizio, per tutto il percorso di vita, la salute di un cittadino. Parliamo di presa in carico vaccinale per dire che noi adesso sempre di più cerchiamo di valutare lo stato vaccinale completo del paziente. Ha fatto il richiamo per l'antitetanica? Ci sono problematiche di salute che richiedono delle vaccinazioni aggiuntive? Ecco il quadro complessivo oggi il medico di famiglia è in grado di gestirlo".

Cosa si sente di dire ai pazienti, soprattutto in questo periodo in cui c'è paura riguardo alle vaccinazioni? "Di ascoltare le fonti attendibili, di andare dal medico di famiglia e di esporre con serenità tutte le perplessità, tutte le domande, perché quello che si legge in giro molto spesso non è corretto. Molto spesso viene da sorridere quando vengono da me per esempio dei pazienti la cui superficie corporea è completamente ricoperta di tatuaggi e quindi hanno addosso di tutto e di più in termini di sostanze tossiche, che poi si preoccupano del vaccino. Il vaccino non ha metalli, non ha sostanze tossiche. Queste sono informazioni che il medico di famiglia è in grado di dare, quindi invito tutti semplicemente a leggere e documentarsi, però a controllare sempre quali sono le fonti da cui si ricevono quelle informazioni e rivolgersi con serenità al loro medico di famiglia per portare tutte le perplessità e i dubbi che ci sono".

Il medico di famiglia ha un ruolo importantissimo, come dicevamo e si sta anche evolvendo. È notizia recente il Dipartimento misto in Liguria. Quindi, fortunatamente, si sta rivalutando questo ruolo anche a livello universitario… "La medicina generale è una disciplina con delle specificità. Per legge europea oggi un laureato in medicina e chirurgia, contrariamente a quanto accadeva in passato, deve formarsi e deve formarsi perché prendere in carico un paziente, e stiamo parlando di una società dove gli anziani, i cronici, aumentano sempre di più e aumenteranno sempre di più. Significa avere delle competenze, dei contenuti che sono innanzitutto ovviamente scientifici, ma anche avere la capacità di gestire un percorso assistenziale e allora questo non lo insegna il corso di laurea, lo deve insegnare la disciplina della medicina generale. Il fatto che adesso si sia iniziato, si cominci a strutturare un dialogo con le università che in realtà già prima esisteva, perché il medico che si forma in medicina generale non vive solo dei periodi di formazione presso lo studio del medico di famiglia, ma anche all'interno delle strutture ospedaliere. Allora questo dialogo è importante, perché ci sia una qualità formativa erogata sempre migliore e chiaramente non possiamo non dialogare strettamente sia sui contenuti scientifici, sia sui contenuti formativi. Rimane poi la specificità della medicina generale, perché la presa in carico di un paziente sul territorio, in assenza di altre strutture, solo una buona formazione di un medico di famiglia la riesce a gestire".